Yasmina (cell.3881561049) da oggi torna a dirigere il Sindacato ricoprendo tre importanti incarichi: responsabile nazionale lavoratori arabi dell'ALEI-AGL (Emigrati e Immigrati) e Segretario Generale dell'AIAM-AGL (Inquilini, Assegnatari e Mutuatari) e dell'ALPENS-AGL (Pensionati).
Bentornata e buon lavoro da tutta l'AGL!
AIAM-AGL E' COMPARTO DI AGL (AGL , Alleanza Generale del Lavoro (confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano, presso A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it )
mercoledì 16 aprile 2014
giovedì 14 novembre 2013
UNA PROPOSTA DEL SINDACATO DIRIGENTI DELL'AGL PER FAR FRONTE DA SUBITO ALLE NUOVE POVERTA': OGNI MESE, META' STIPENDIO DEL DIRIGENTE PUBBLICO MESSO A DISPOSIZIONE , VOLONTARIAMENTE, DEI SERVIZI SOCIALI DEL COMUNE DI RESIDENZA
E' notizia di oggi: per l'OCSE i dirigenti pubblici italiani sono i più pagati del mondo, quasi il triplo della media.
Nel frattempo diviene sempre più
insopportabile i fenomeno degli anziani che non riuscendo ad arrivare
alla fine del mese sono costretti a rovistare tra i rifiuti dei
mercati rionali e dei supermercati per mettere insieme un misero
pasto.
Come già avvenuto da parte di molti
calciatori che si sono ridotti lo stipendio per senso di
responsabilità in questa tremenda crisi, riteniamo che anche i
dirigenti pubblici italiani, non tutti responsabili di queste assurde
distorsioni retributive, debbano schierarsi dalla parte del Bene e
del Prossimo, dando per primi l'esempio. L'ADIR-AGL, nel continuare
ad auspicare la riforma della Pubblica Amministrazione e del sistema
pensionistico, certo di non immediata realizzazione, propone per
intanto a tutti i dirigenti pubblici italiani, nell'emergenza, di
destinare d'ora in poi, volontariamente, ogni mese, ai Servizi
Sociali del proprio Comune di residenza, metà del proprio stipendio.
Sapranno sicuramente questi Uffici destinare queste prime risorse a
chi veramente ne ha più urgente ed immediato bisogno. E chiediamo
che il Ministero della Funzione Pubblica renda noto l'elenco di quei
dirigenti che vorranno partecipare a questa iniziativa. Quanto ne
sarebbe importante il successo, per ridare credibilità alla
dirigenza, alla pubblica amministrazione e alla possibilità del
nostro Paese di riprendersi!
ADIR-AGL
*****************************************************************
da www.ansa.it
“””””””””Ocse:dirigenti Pa Italia più pagati,quasi triplo media
solo per 28% cittadini fiducia in governo
14 novembre, 14:21
I senior manager della pubblica
amministrazione centrale italiana sono i più pagati dell'area Ocse,
con uno stipendio medio di 650 mila dollari, oltre 250 mila in più
dei secondi classificati (i neozelandesi con 397 mila dollari) e
quasi il triplo della media Ocse (232 mila dollari). Lo rileva
l'Ocse, con dati aggiornati al 2011. In Francia, un dirigente dello
stesso livello guadagna in media 260 mila dollari all'anno, in
Germania 231 mila e in Gran Bretagna 348 mila. Negli Stati Uniti, la
retribuzione media è di 275 mila dollari.
(...)”””””””””
*****************************************************************
Se la pensione non basta la spesa si fa tra i rifiuti
Maria
Sorbi - Mer, 13/11/2013 - 07:14
“””””””Arriva mentre il mercato sta per sbaraccare,
attorno alle due del pomeriggio. Tanto la merce sui banchi non gli
interessa, è troppo cara. Lui va in cerca degli scarti tra i cumuli
di cassette di legno gettate negli angoli.
E lì trova sempre qualcosa: cespi di insalata ancora buona,
resti di cavoli e carciofi, qualche finocchio malconcio ma, tutto
sommato, mangiabile. Basta non fare troppo gli schizzinosi e la
spesa è fatta.
Così, al mercato-bene di via Cesariano, a pochi passi dall'Arena, fa provviste un anziano, habitué della zona. Non è un barbone, né uno che vive di stenti per la strada. È semplicemente uno a cui la pensione non basta, uno che tira a campare. E allora eccolo attraversare la doppia corsia di via Melzi d'Eril con la sua busta della spesa già usata e ripiegata chissà quante volte. La porta, ancora vuota, dietro la schiena, va di buon passo sulle sue Adidas con la para, si guarda attorno e un po' dissimula l'imbarazzo per la missione settimanale tra le bancarelle. Poi si china, fruga con pazienza tra gli scarti e scova frutta e verdura.
Nel frattempo gli ambulanti smontano i loro tendoni. «Non immagina quanta gente così c'è» commenta una venditrice mentre ritira le cassette di cachi ancora intonsi snobbati dalle sciure del quartiere. A sentire i fruttivendoli dietro alle bilance, sono parecchie le persone che vanno a fare la spesa tra i cumuli di rifiuti del mercato. Quelli dove nemmeno i cani chic dell'isolato si fermano a nasare qualcosa da addentare. Andrea e suo padre, che da una vita hanno un banco di primizie in via Cesariano, per risparmiare a tanta povera gente l'umiliazione di chinarsi a cercare qualche foglia di insalata di scarto, alla fine della giornata preparano un po' di sacchettini di verdura di seconda scelta o rimasta invenduta e li regalano a chi non può. «Guardi che anche le signore di un certo livello hanno dimezzato la spesa, mica soli i poveretti» commentano gli ambulanti. Insomma, prima le famiglie mandavano le colf a riempire sacchi di frutta esotica e verdure selezionatissime, ora hanno ridotto quantità e qualità.
«Lavoro in questo mercato da oltre dieci anni - conferma all'angolo un venditore mentre sistema i sacchi di noci - e devo ammettere che è un disastro. Non solo nell'ultimo anno le vendite sono calate ma ci sono sempre più persone, soprattutto anziani, che ci chiedono roba ammaccata pur di pagare meno. O che vanno a cercare tra le cassette da gettare via».
Questo accade in un mercato del centro. Ma le stesse scene si vedono ovunque: a Papiniano e, motivo in più, nei mercati di periferia. Idem all'Ortomercato il sabato mattina. A darcene conferma è Ketty Capra, in rappresentanza degli ortofrutticoli. «Ormai tra gli scarti non frugano più solo stranieri e barboni - racconta - ma anche persone che non diresti mai e tanti anziani. Spesso le famiglie, soprattutto alla fine del mese, ci chiedono se avanziamo qualcosa o se abbiamo roba di scarsa qualità per risparmiare un po'». La seconda scelta insomma è diventata merce preziosa. Tanto che anche gli ambulanti che vanno a rifornirsi in via Lombroso la comprano in quantità molto maggiori rispetto al passato. È una regola del mercato: l'offerta segue la crescita della domanda. “””””””””
Così, al mercato-bene di via Cesariano, a pochi passi dall'Arena, fa provviste un anziano, habitué della zona. Non è un barbone, né uno che vive di stenti per la strada. È semplicemente uno a cui la pensione non basta, uno che tira a campare. E allora eccolo attraversare la doppia corsia di via Melzi d'Eril con la sua busta della spesa già usata e ripiegata chissà quante volte. La porta, ancora vuota, dietro la schiena, va di buon passo sulle sue Adidas con la para, si guarda attorno e un po' dissimula l'imbarazzo per la missione settimanale tra le bancarelle. Poi si china, fruga con pazienza tra gli scarti e scova frutta e verdura.
Nel frattempo gli ambulanti smontano i loro tendoni. «Non immagina quanta gente così c'è» commenta una venditrice mentre ritira le cassette di cachi ancora intonsi snobbati dalle sciure del quartiere. A sentire i fruttivendoli dietro alle bilance, sono parecchie le persone che vanno a fare la spesa tra i cumuli di rifiuti del mercato. Quelli dove nemmeno i cani chic dell'isolato si fermano a nasare qualcosa da addentare. Andrea e suo padre, che da una vita hanno un banco di primizie in via Cesariano, per risparmiare a tanta povera gente l'umiliazione di chinarsi a cercare qualche foglia di insalata di scarto, alla fine della giornata preparano un po' di sacchettini di verdura di seconda scelta o rimasta invenduta e li regalano a chi non può. «Guardi che anche le signore di un certo livello hanno dimezzato la spesa, mica soli i poveretti» commentano gli ambulanti. Insomma, prima le famiglie mandavano le colf a riempire sacchi di frutta esotica e verdure selezionatissime, ora hanno ridotto quantità e qualità.
«Lavoro in questo mercato da oltre dieci anni - conferma all'angolo un venditore mentre sistema i sacchi di noci - e devo ammettere che è un disastro. Non solo nell'ultimo anno le vendite sono calate ma ci sono sempre più persone, soprattutto anziani, che ci chiedono roba ammaccata pur di pagare meno. O che vanno a cercare tra le cassette da gettare via».
Questo accade in un mercato del centro. Ma le stesse scene si vedono ovunque: a Papiniano e, motivo in più, nei mercati di periferia. Idem all'Ortomercato il sabato mattina. A darcene conferma è Ketty Capra, in rappresentanza degli ortofrutticoli. «Ormai tra gli scarti non frugano più solo stranieri e barboni - racconta - ma anche persone che non diresti mai e tanti anziani. Spesso le famiglie, soprattutto alla fine del mese, ci chiedono se avanziamo qualcosa o se abbiamo roba di scarsa qualità per risparmiare un po'». La seconda scelta insomma è diventata merce preziosa. Tanto che anche gli ambulanti che vanno a rifornirsi in via Lombroso la comprano in quantità molto maggiori rispetto al passato. È una regola del mercato: l'offerta segue la crescita della domanda. “””””””””
venerdì 17 maggio 2013
SOSPENSIONE MA NON SOPPRESSIONE DELL'IMU: JUST AN ILLUSION
L'AGL valuta come pasticciata e
inefficace la sospensione dell'IMU. Noi eravamo (e siamo) per
l'eliminazione e la restituzione della stessa. Contrariamente a
quanto affermato da tanti ideologhi schierati, riteniamo che le
imposte non debbano avere valenza punitiva (penalizzare in maniera
fine a se stessa le ricchezze accumulate) ma essere modulate in
maniera da creare la combinazione più credibile affinchè alla fine
della fiera, il risultato sia maggior reddito prodotto e ricchezza
generata.
Chi sono in Italia i proprietari di
quegli immobili di recente sommersi fino al collo dall'IMU?
Fondamentalmente dei risparmiatori (perchè il canale fondamentale
del risparmio in Italia è (era?) l'investimento immobiliare).E e
quindi, per lo più, lavoratori. Per di più indebitati per i mutui
contratti. Quindi cornuti e mazziati. Analoghe perplessità abbiamo
sempre avuto per altri due totem spesso evocati sempre dalla stessa
corrente di pensiero. Le tasse sulle transazioni finanziarie e quelle
sul lusso. Riflettiamoci bene: non cancellano le ingiustizie ma
tagliano le gambe a settori che creano lavoro e reddito, dirottando
altrove denaro e investimenti. E creando quindi le condizioni per
maggiore disoccupazione, alla lunga e bassi stipendi nel breve. E
quando si dice che queste risorse andrebbero a finanziare servizi
essenziali, si mente sapendo di mentire. Perchè tutti sappiamo che
il grosso di esse (anche nei Comuni, indipendentemente dal loro
colore politico) va a alimentare la macchina burocratica, le
consulenze concesse a amici degli amici e gli appalti inutili. Le
famiglie e i più deboli abbandonati sono e tali continueranno ad
essere. Non è possibile che nelle Amministrazioni pubbliche si
pratichi costantemente la politica dei due tempi: prima i soldi (da
divorare) poi riforme, razionalizzazione, dimagrimento,
riorganizzazione (mai visti). E' un gigantesco imbroglio che solo una
minoranza degli italiani, per il momento è riuscita a cogliere e a
trasformare in controproposta politica. Il risparmio va agevolato,
non disincentivato (ci risulta che paesi più evoluti del nostro
stiano facendo proprio il contrario del governissimo) E poi una
domanda: se voi foste tra i proprietari di immobili interessati, come
reagireste a questo salto nel buio della sospensione (e non della
soppressione) dell'IMU? Avreste le idee più o meno chiare sulle
vostre prospettive di risparmio, sul destino dei vostri soldi,
sull'opportunità o meno di consumare di più? Vogliamo dire che,
agendo in tal maniera, il governo non ha messo di fatto più saldi
nelle tasche degli italiani , da dirottare in più consumi, ma ha
congelato a tempo indeterminato e incerto quelli che pensiamo siano
ancora soldi nella nostra disponibilità. E soprattutto non ci ha
rassicurato su che fine farà il risparmio in immobili. Come faremo a
stupirci se a breve constateremo fenomeni evasivi tesi a salvare il
salvabile da parte del contribuente-risparmiatore?
martedì 16 aprile 2013
MILANO: TUTTE LE SCUSE BUONE (ORA QUELLA DEI ROM ) PER NON RISOLVERE IL DRAMMA (DI TUTTI) DELLE CASE POPOLARI
Ci dispiace, ma dobbiamo parlare fuori dal coro. Non schierandoci con nessuno se
non con la verità. Milano ha in comune, con le grandi metropoli l'annosa e
irrisolta questione delle case popolari.Un diritto, quello dei meno abbienti, di
avere un alloggio sociale, sembra diventato una chimera. Decine di migliaia le
famiglie che l'hanno richiesta finora, una fila enorme. Pochissime quelle
assegnate ogni anno. Tantissimi quelli che o non l'avranno mai o tra molto
tempo.Poi i fenomeni di contorno: un canone che molti definiscono basso (ma se
ciò sia vero occorrerebbe confrontarlo col reddito dell'inquilino), condizioni
degli alloggi spesso pietose, senza manutenzione perchè non ci sono i soldi.
Tanta morosità negli affitti, tante occupazioni abusive, alloggi in deroga
concessi con modalità da sempre molto chiacchierate.I malumori di chi paga tutte
le imposte perchè magari ha un reddito fisso, nei confronti di chi, lavorando in
nero o avendo un lavoro autonomo, scavalca il primo pur pagando meno tasse del
dovuto. I risentimenti degli italiani verso gli stranieri che spesso li
sopravanzano in graduatoria e hanno la casa prima. Ma la vera mina vagante è la
questione Rom. Se l'amministrazione è di centro destra, l'imperativo è:
cacciarli. Ma l'Unione Europea ci ha condannati (giustamente) per violazione dei
diritti umani . Se di centro sinistra : una politica di accoglienza che però ha
dei prezzi amari: soldi per garantire strutture ai rom che stranamente arrivano
prima di quelli destinati alle altre esigenze abitative dei residenti, paura per
i campi sia per i quartieri adibiti a civili abitazioni che per le attività
commerciali.
La cattiva politica (che abita dappertutto nei vari schieramenti) se ne approfitta per accampare scuse e per non risolvere i problemi. Si bada solo a soddisfare le pulsioni dei rispettivi elettorati, sperando di essere premiati alle prossime scadenze elettorali.
E' anche il fallimento della democrazia decentrata, per certi versi, in quanto è la dimostrazione che dal basso, nelle zone e nei comuni, i meccanismi di partecipazione non sono veramente efficienti e disgregano il tessuto democratico. Una guerra tra poveri, come tante, che nasce e si sviluppa nella capitale economica del Paese. Una vergogna, senza giustificazioni, perchè non vi sono ostacoli al libero esplicarsi delle prerogative di governo delle maggioranze che reggono le amministrazioni locali. Il sistema elettorale comunale è infatti unanimemente considerato come quello riuscito meglio, rispetto ad altri livelli istituzionali. Quindi non è un problema di governabilità ma di incapacità e di faziosità strumentale della classe politica e amministrativa locale. Le maggioranze si alternano ma tutte le scuse sono buone per non sistemare dal punto di vista abitativo tutti i cittadini bisognosi. Quello dei Rom è solo un pretesto per la polemica politica. Basterebbe copiare quanto fatto in altri paesi europei dove le problematiche del rapporto di questa comunità con il restante territorio sono state affrontate e risolte da anni.
La cattiva politica (che abita dappertutto nei vari schieramenti) se ne approfitta per accampare scuse e per non risolvere i problemi. Si bada solo a soddisfare le pulsioni dei rispettivi elettorati, sperando di essere premiati alle prossime scadenze elettorali.
E' anche il fallimento della democrazia decentrata, per certi versi, in quanto è la dimostrazione che dal basso, nelle zone e nei comuni, i meccanismi di partecipazione non sono veramente efficienti e disgregano il tessuto democratico. Una guerra tra poveri, come tante, che nasce e si sviluppa nella capitale economica del Paese. Una vergogna, senza giustificazioni, perchè non vi sono ostacoli al libero esplicarsi delle prerogative di governo delle maggioranze che reggono le amministrazioni locali. Il sistema elettorale comunale è infatti unanimemente considerato come quello riuscito meglio, rispetto ad altri livelli istituzionali. Quindi non è un problema di governabilità ma di incapacità e di faziosità strumentale della classe politica e amministrativa locale. Le maggioranze si alternano ma tutte le scuse sono buone per non sistemare dal punto di vista abitativo tutti i cittadini bisognosi. Quello dei Rom è solo un pretesto per la polemica politica. Basterebbe copiare quanto fatto in altri paesi europei dove le problematiche del rapporto di questa comunità con il restante territorio sono state affrontate e risolte da anni.
domenica 10 marzo 2013
MILANO: 5 MILA LE CASE SFITTE ALER, 3000 QUELLE COMUNALI. MA QUANTE QUELLE OCCUPATE ABUSIVAMENTE?
Anche l'AIAM-AGL , Federazione
Inquilini , Assegnatari e Mutuatari aderente alla confederazione AGL
sollecita il Governatore Maroni e il Sindaco Pisapia ad affrontare
prioritariamente la grave questione degli alloggi sfitti, a Milano,
richiamando tutte le forze politiche e sociali ad una unità di
intenti nell'affrontare sollecitamente l'emergenza abitativa di
migliaia di famiglie, molte delle quali, in crisi, sono incappate in
sfratti per involontaria morosità. Appare altresì urgente, per
motivi di trasparenza e di rispetto della legalità, per evitare un
pericoloso scollamento tra istanze delle famiglie bisognose e
istituzioni, fare una volta per tutte chiarezza sull'annosa questione
delle case sfitte occupate abusivamente, censendo le stesse e
intervenendo in maniera graduale, accorta ma decisa, distinguendo tra
situazioni di effettivo e urgente bisogno, magari non emerso per
ritardi burocratici e quelle di ingiusta prevaricazione. Ed evitando
discriminazioni tra famiglie rimaste in silenzio ed altre che hanno
ritenuto opportuno tutelare i propri interessi attraverso movimenti
di varia natura i quali se hanno il merito di aver posto
all'attenzione dell'opinione pubblica situazioni emergenziali che
altrimenti sarebbero rimaste sconosciute saranno sicuramente i primi
a desiderare che ogni cittadino acceda all'alloggio sociale in base
al suo effettivo stato di bisogno.
domenica 3 marzo 2013
RAPPORTO IMPRESE/FAMIGLIE/BANCHE: RISPETTO PER I SUICIDI MA NON ARRENDIAMOCI
Quasi tutti individuano nel rapporto
tra banche e imprese il punto di massima tensione in questa lunga
fase di crisi finanziaria internazionale e recessione. Chi ha buona
memoria però sa che il problema è di lunga data e mai risolto.
Soprattutto in Italia possiamo sicuramente individuare un ritardo
ancora più grave che altrove. I piccoli imprenditori (e i loro
dipendenti, di riflesso) , lo dicono i dati, sono coloro
completamente avvinghiati da questo mostro che oggi è rappresentato
dal sistema creditizio. Sono crollati i finanziamenti alle aziende e
quelle tra loro che ancora non hanno chiuso e riescono a pagare i
loro dipendenti addirittura erogano i già magri stipendi a rate. E
la stessa vita di molte aziende è messa in discussione da insolvenze
e sofferenze. Prima ancora dello tsunami di Grillo è quello dei
protesti che sta sommergendo l'Italia. Un taglio senza precedenti dei
finanziamenti a medio termine delle imprese e dei finanziamenti alle
famiglie, la diminuzione dei mutui, del mercato immobiliare e del
settore edilizio (ad opera della maledizione chiamata IMU) nonché
del credito al consumo, fa dire agli osservatori che è la poca
liquidità il tratto caratterizzante l'attuale situazione. A fronte
del dato in controtendenza dell'aumento dei prestiti bancari alla
Pubblica Amministrazione (evidentemente più temuta dal sistema
bancario) è l'aumento dei tempi di pagamento quello che ha
strangolato le imprese. E per di più il disagio è maggiore nelle
zone del Paese meno sviluppate economicamente.
Fin qui i comportamenti “macro”.
Che tuttavia , nella realtà quotidiana di molti piccoli
imprenditori, sfociano in drammi e tragedie. E' da mesi uno
stillicidio di morti da usura e anatocismo bancario. E' una tipica
guerra impari tra una potenza atomica da una parte (il potere
bancario che mette al primo posto il proprio tornaconto e interesse,
che conta potenti connivenze nello Stato, nelle istituzioni, nei CdA
delle aziende ) e i comuni cittadini, schiacciati come formiche e
debolmente tutelati da blande associazioni datoriali che fanno finta
di non vedere o si sentono improvvisamente impotenti di fronte a
questi attacchi . E intanto muoiono imprenditori, lavoratori,
chiudono aziende, famiglie finiscono sul lastrico e, facendo terra
bruciata del settore produttivo, si uccidono sul nascere le
prospettive di ripresa del nostro Paese. Noi dell'AGL abbiamo scelto
di combatterla, invece, questa guerra e di vincerla, stipulando, sin
dalla nostra nascita, una convenzione con società che attraverso
potenti software sono in grado di individuare con precisione anomalie
(anatocismo e usura, illeciti civili e penali) nel comportamento
delle banche e a quantificare quanto l'imprenditore potrebbe
recuperare, cercando di raggiungere l'obbiettivo attraverso una
strategia personalizzata tesa a scongiurare il ricorso a una
giustizia ancora troppo lenta e costosa, valorizzando i mezzi di
pacifica risoluzione delle controversie tra privati. Per sapere come
percorrere questa possibilità, basta consultare le istruzioni e i
riferimenti già presenti nei nostri siti e contattarci. Non ci
risulta che altri sindacati stiano facendo cose altrettanto concrete.
Titoloni quando muore suicida un imprenditore o un lavoratore, quando
in una famiglia scoppia una tragedia ma poco o nulla per prevenire
tutto ciò. E' triste che in un paese che si dice civile esistano
ancora questi diffusi comportamenti di sottomissione da parte di
forze sociali, alternative e antagoniste solo a parole, al potere
economico. Prima o poi un tale problema potrebbe toccare ognuno di
noi. Meglio combattere, prima che sia troppo tardi.
domenica 17 febbraio 2013
COOPCOSTRUTTORI DI ARGENTA (FE), GIUSTIZIA ATTESA DAL 2003. DELUSIONE PER LE MITI CONDANNE
2003: scoperto un buco da un miliardo
di euro nella contabilità della quarta azienda edilizia italiana.
10.000 creditori in difficoltà e 3.000 famiglie rovinate.
Sapevamo che in Italia per avere
giustizia occorre tanto tempo. Certo, la giustizia non è vendetta
ma, nel caso in cui non sia possibile recuperare i soldi, in questo,
come in tutti gli altri casi, un po' di punizione allevia le
sofferenze. Ma in Italia non tutti i cittadini sono uguali davanti
alla legge. Chi è più ricco può pagarsi i migliori avvocati e ha
più probabilità se non di farla franca, almeno di limitare i danni.
Colpiscono alcuni fatti che da tempo si ripetono in casi come questi
che riguardano grandi cooperative affiliate a grandi Centrali.Il
nuovo modello di vigilanza pubblica cooperativa, nato, caso vuole,
proprio nel 2002 qui sembra essere stato attraversato dalla vicenda
come un ectoplasma. Magra consolazione per gli organi ministeriali
che anche le tre società di revisione e certificazione dei bilanci
(le grandissime cooperative hanno anche questo obbligo aggiuntivo)
siano state assolte. Come poteva un ispettore ministeriale in sede
straordinaria accorgersi di quanto sfuggito addirittura ai super
professionisti della revisione contabile? Però non può finire qui e
non può finire così. Per quelle imprese e famiglie coinvolte, le
quali entrambe hanno fatto affidamento sul sistema cooperativo non a
caso ma perchè pensavano che godendo di agevolazioni fosse
adeguatamente vigilato (preventivamente, contestualmente e subito
dopo gli interventi) e, dal punto di vista delle famiglie, perchè
in Italia (lo dice la Costituzione) le cooperative sono imprese non
come tutte le altre ma con la caratteristica di avere una funzione
sociale vincolante per la possibilità di godere di benefici e
contributi.
In Italia, a seguito delle prossime
elezioni, molto probabilmente diverrà Presidente del Consiglio un
esponente politico piacentino nato, cresciuto e maturato nel cuore
dell'Emilia cooperativa il quale, si dice, abbia nel mondo
cooperativo uno dei principali pilastri della propria forza politica
ed elettorale. In campagna elettorale tutti i sindacati hanno inviato
alle forze politiche una serie di indicazioni programmatiche,
chiedendo su di esse l'impegno dei vari partiti facendo intendere di
poter garantire un sostegno a chi facesse proprie determinate
proposte.
Non ci risulta che nessun altro
sindacato, oltre a noi dell'AGL, abbia chiesto al probabile futuro
presidente del Consiglio quanto segue: che per evitare che si
ripetano drammi come quello della Coopcostruttori di Argenta venga
abolita la possibilità che la vigilanza ordinaria annuale o biennale
sulle società cooperativa venga demandata alle stesse Centrali
cooperative cui quelle cooperative aderiscono e a cui pagano quota
associativa e contributi di revisione, oltre a destinare una
percentuale del patrimonio residuo ai rispettivi fondi mutualistici.
Non vi può più essere coincidenza tra controllore e controllato (la
vicenda Banca d'Italia – MPS qualcosa avrà pure insegnato) E che
la vigilanza sulle società cooperativa torni tutta e unicamente allo
Stato che la eserciti attraverso il Corpo di revisori appositamente
abilitati e per i quali venga istituito un albo e ruolo
professionale. Che questi revisori e ispettori straordinari vengano
aggiornati gratuitamente e intensamente , che tutte le strutture e le
risorse della PA vengano messe a loro disposizione a costo zero, che
vengano di nuovo istituiti uffici territoriali della vigilanza
cooperativa e che in essi vengano impiegati quelle centinaia di
revisori oggi in forza al Ministero del Lavoro (ostacolati
costantemente dalla Direzione Generale del Personale di quella
sfortunata Amministrazione) che possano, se lo vogliano, trasferirsi
al Ministero dello Sviluppo Economico. Ciò per garantire il rispetto
della frequenza annuale e biennale delle revisioni. E per prevenire,
prima che sia necessario, come per la Coopcostruttori, l'intervento
“curativo” della Magistratura (benemerita) quando però ormai
non ci sia nulla da fare per famiglie e creditori.
Aspettiamo fiduciosi di vedere se chi
si professa coraggioso liberalizzatore e nemico delle Lobby abbia,
una volta al potere, il fegato di distogliere le Associazioni che lo
hanno sempre sostenuto da un mestiere non loro congeniale (quello di
controllore di coloro che li finanziano) e di farle concentrare
sull'attività più propria di assistenza, tutela e rappresentanza.
AGL Ispettori di Cooperative
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